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Dedica a cui stai rispondendo

Una stanza. Immagini colorate dipinte alle pareti. Luci al neon che illuminano la piccola stanza. Una porta. Quella porta che nasconde quell'orribile sentenza. Quella semplice parola che cela sofferenza, dolore, angoscia.. quella sensazione di perdita, di sentirsi morire dentro. Quella conferma che niente sarà mai come prima.
Nel giro di un ora la mia vita è cambiata, la mia vita è stata distrutta, i miei sogni cancellati.
Tutto solo un attimo prima brillava, il venticello primaverile mostrava i primi accenni di un debole sole ma come potevo immaginare che nascondesse quella terribile agonia. Quel giorno la vita di mia sorella era in pericolo. La mia vita era distrutta. Quella piccola creatura per cui farei qualsiasi cosa stava per affrontare un problema cosi grande. Quanto ho desiderato che quella malattia avesse colpito me, cosa poteva aver fato la mia principessa per meritare questa delusione dalla vita, cosa poteva aver fatto la mamma per vedere sua figlia soffrire dopo che lei stessa aveva sofferto tanto nella sua vita. Che cosa possono aver fatto tutti per meritarsi una cosa simile.. sì perché tutti sono stati male, molto più di Irene che per fortuna era cosi piccola da non rendersi conto che un gigante cattivo voleva portargli via i suoi giochi di bambina e la sua serenità. Ma quello che ha trovato è stato un gigante buono, un gigante che la aiuta quando deve fare le terapie, che la fa ridere quando deve fare il prelievo che le fa tanto paura, quegli amici che la curano, che le regalano piccoli giocattoli per farle capire che non deve avere paura perché tutto è semplice e tutto si risolverà. Quei dottori che parlano chiaro con la mamma e il papa, che dicono può guarire, solo il tempo e la pazienza possono dirlo, noi di certo faremo il possibile perché questo avvenga, ma leggono quella paura negli occhi di una madre abbattuta dal dolore e in quelli spenti di un padre che non riesce a credere a quello che poche ore fa pensava non fosse possibile.
Hanno una figlia di cinque anni malata di leucemia.. quella malattia che non si credeva potesse colpire la propria famiglia. Ed è cosi che capisci che non è vero che tutto è possibile se lo vuoi perché più di ogni altra cosa al mondo vorresti che tua figlia guarisse ma ti senti impotente perché non puoi fare niente per aiutarla se non darle tutto l amore possibile.
Giornate in ospedale facendo finta che è normale vedersi radunati uno alla volta al capezzale di quella bambina che piano piano si rende conto che sta accadendo qualcosa di strano. Qualcosa che ti impedisce di uscire da quell' ospedale, qualcosa che ti tiene lontana dalle persone cui vuoi bene.. quell' atteggiamento della mamma che prima ti avrebbe urlato dietro per quei pasticci cui ora pone rimedio col sorriso. Nessuno può capire veramente come possa aver affrontato questa situazione, se ha sofferto, se si è sentita diversa e perduta come lo siamo stati tutti. Come si sarà sentita quando ha visto le prime ciocche dei suoi lunghi capelli sul cuscino appena sveglia il mattino e come si sarà sentita neanche un mese dopo senza un solo ricordo di quella chioma lunga castano ramato che io le invidiavo tanto. Forse non gliene fregato niente vedendo tutti quei bambini presi molto peggio di lei, lei che ha visto tanta sofferenza, ha conosciuto tanti bambini che ora crede siano in montagna perché sono guariti.. purtroppo la montagna è molto più alta del normale ed è molto difficile quanto estremamente facile raggiungerla.
La mammana donna sensazionale, forte. Non ce l' avrei fatta senza di lei. Nessuno ce l' avrebbe fatta senza di lei. Lei che quella mattina di fine marzo ha visto il vero cambiamento di sua figlia. Quei piccoli fili spezzati da troppe medicine. Quella forza nel dirmi: "Tua sorella ha perso i capelli" e il coraggio di tirarmi su quando stavo per mollare tutto, quando volevo gettarmi nell' angoscia, non volevo vedere nessuno, volevo allontanarmi da tutti e da tutto perché nessuno poteva capire quello che provavo, nessun mio coetaneo desiderava cosi tanto morire. E lei sempre li, aveva capito cosa provavo soprattutto quella volta che alla mia principessa era venuto un forte dolore alle gambe a causa delle troppe terapie e piangeva con delle lacrime infinite che le rigavano le guance un tempo delineate e rosee ora cosi bianche e cicciottelle. C' è voluto tempo, ora un anno è passato e piano piano tutto sta tornando come prima, da poco ha iniziato la prima elementare e a parte il timore iniziale ora è allegra e quel viso sta tornando dolce e spontaneo come un tempo. Io sto iniziando a godermi la vera vita d adolescente, ho capito che non bisogna mai mollare perché tutte le cose anche le più brutte servono a crescere e portano dietro di se una felicita immensa che io ora sto provando perché vedo il sorriso spensierato negli occhi della mia principessa e ho ritrovato la mia migliore amica, la persona che amerò per tutta la vita; la mia mamma. E non smetterò mai di ricordare che lottare significa vivere.